Torri di guardia cilentane
Una torre di guardia cilentana Cilento: le torri d’avvistamento medioevali che hanno resistito all’usura del tempo ed ai bombardamenti delle varie epoche, rischiano di non resistere agli attacchi speculativi di questi ultimi decenni.

Torri in uno stato più o meno buono di conservazione si trovano a Santa Maria di Castellabate, San Marco, Fasano Alto, sulla spiaggia di Case del Conte, su quella di San Nicola, ad Agnone, in località Mezzatorre, ad Acciaroli, a Pioppi e così via fin quasi a Sapri. Comunque la migliore per conservazione è quella di Case del Conte nel comune di Montecorice.

Questi monumenti sono stati costruiti tra la fine dell’ 1400 e il 1600. Le torri, denominate saracene, in realtà erano costruite proprio come difesa contro i saraceni. Queste torri erano collocate lungo la costa a una distanza l’una dall’altra di circa un miglio. La loro posizione era studiata in maniera tale che tra l’una e l’altra ci fosse sempre una visuale diretta. Qualora la conformazione della costa non lo consentisse, ne veniva costruita una su un’altura dalla quale erano visibili quelle adiacenti. Una di queste si trova in località Fasano Alto, nel comune di Castellabate. Questi presidi non servivano solo a difendere la costa, ma anche a segnalare pericoli vari dando l’allarme a grande distanza grazie all’accensione di fuochi o all’esposizione di segnali. Un sistema rapido ed ecologico di comunicare prima dell’invenzione del telefono.

Questi fortini hanno la forma di un tronco di piramide con una base quadrangolare. Il lato al suolo è lungo undici metri mentre in cima è di otto metri. Sono costruite con ciottoli di origine fluviale o marina, oppure con pietre locali a secondo dei materiali disponibili. Le mura perimetrali hanno uno spessore alla base di due metri e mezzo e di un metro e mezzo alla cima. L’unico ingresso è costituito da una porta situata al centro del muro rivolta verso terra o più raramente da uno dei due lati paralleli la costa. All’interno c’erano due piani: il piano terra e quello superiore o d’avvistamento. Ogni torre era completamente autosufficiente ed era attrezzata in modo da resistere a lunghi assedi. Infatti al suo interno c’era un pozzo molto profondo per l’approvvigionamento d’acqua anche nei periodi secchi.

Si racconta che nella torre di Case del Conte vi fosse un pozzo profondo 120 metri. Prima della guerra gli abitanti del paese solevano divertirsi buttando una moneta da una lira oramai consumata ed inutilizzabile, e che una volta lanciata contassero quanto tempo passava prima di sentire il rumore e la fine dell’eco. Gli anziani contavano con cadenza regolare fino a venti, prima che il rumore smettesse. Il fatto che fossero usate solo le monete consumate la dice lunga sulla povertà di quel tempo, quando le monete erano poche e sempre le stesse. Queste torri quando passò il pericolo dei saraceni, furono usate per lo più come granai. L’unica che fu adoperata ancora come fortino anche nei secoli successivi è quella all’ingresso d’Acciaroli.

Si racconta che durante l’ultimo conflitto mondiale una nave americana per divertimento tirò un colpo di cannone verso la torre di Case del Conte centrandola in pieno, ma la costruzione non ne risentì rimanendo intatta. Quanto i marinai americani sbarcarono e penetrarono nella costruzione per accertarsi degli affetti del colpo, in quel preciso istante una grossa pietra cadde dal soffitto colpendo uno di loro e uccidendolo sul colpo; come se l’edificio avesse avuto un’ anima e si fosse vendicato. Questi monumenti spesso si trovano in buono stato di conservazione malgrado l’indifferenza della gente e i continui attacchi a questo territorio. In altri contesti (non sempre al di fuori dalla Campania) sarebbero state un’attrattiva per turisti provenienti da tutto il mondo.

Queste torri, testimonianza di lotte di popoli antichi che hanno difeso la loro sopravvivenza e cultura, sono anche un monumento all’ingegno dell’uomo indipendentemente della civiltà che le ha costruite.

Giuseppe Savoia
21 ottobre 2007